Uso del vaccino anti epatite A in Italia

Documento di indirizzo: L'uso del vaccino anti epatite A in Italia

Sicurezza, efficacia, indicazioni d'impiego nei gruppi a rischio e in caso di epidemia

L’epatite A è una malattia infettiva acuta causata dall’infezione del virus HAV. Una volta contratto il virus, la persona infettata non presenta subito i sintomi della malattia, che ha un tempo di latenza mediamente di 28 giorni. Quando è sintomatica, l’epatite A si manifesta in modo aspecifico, con sintomi di malessere generale, fatica, dolori articolari, febbre, e una fase conclamata di ittero. Il virus HAV si contrae in seguito a ingestione di cibo contaminato, viaggi in aree ad alta endemia e contatti con soggetti itterici. La diagnosi consiste nella determinazione degli anticorpi anti-HAV della classe IgM.

Il presente documento d’indirizzo è stato elaborato tenendo presenti le tematiche discusse durante la conferenza di consenso tenutasi nel 1995 presso l’Istituto superiore di sanità sull’utilità della vaccinazione anti-HAV di massa o dei gruppi ritenuti a rischio di infezione. Il documento discute l’epidemiologia, l’efficacia e la sicurezza del vaccino, il suo utilizzo nel controllo delle epidemie, e la valutazione economica del suo impiego nella vaccinazione di massa e nella profilassi postesposizione.

Il suo scopo è fornire suggerimenti su come comportarsi nei confronti della vaccinazione preventiva anti-HAV e su come procedere in caso di esposizione al virus. Si tratta di suggerimenti stabiliti sulla base di un processo di ricerca sistematica della letteratura e di pareri da parte di esperti nel settore.

  • Epidemiologia: si registra una riduzione dei casi e dell’incidenza da 10 casi (1985) a 3 casi per 100.000.
  • Efficacia del vaccino: per prevenire l’epatite A, il vaccino mostra un’efficacia protettiva pari all’86%.
  • Strategie vaccinali a confronto: alla luce di una valutazione di tipo economico, il documento suggerisce la vaccinazione di massa solo in presenza di situazioni epidemiche, mentre conferma l’utilizzo di routine della vaccinazione dei contatti.
  • Intervento in caso di epidemie: si suggerisce la vaccinazione di bambini e adolescenti in comunità aperte di piccole dimensioni (meno di 5.000 abitanti) e se si raggiungono coperture superiori all’80% della popolazione.
  • Possibili gruppi a rischio: dall’analisi di 14 potenziali gruppi più esposti il documento suggerisce di vaccinare i viaggiatori (solo se si recano in paesi ad alta endemia), così come i militari, gli addetti allo smaltimento rifiuti, gli emofiliaci, i soggetti istituzionalizzati con handicap mentali (a seconda dei contesti), i tossicodipendenti, i detenuti, gli epatopatici cronici.
  • Intervento postesposizione: per quanto riguarda la profilassi postesposizione, due sono i presidi a disposizione: immunoglobuline e vaccino. Il documento ne analizza i rispettivi vantaggi e raccomanda la somministrazione di immunoglobuline entro 14 giorni dall’inizio dei sintomi del caso indice, o intervento con vaccino entro 8 giorni dall’esposizione. Con una preferenza per il vaccino.