La gestione della sindrome influenzale

L'influenza è causata da virus specifici, ma vi sono più di duecento altri virus e ceppi virali in grado di provocare sintomi in tutto e per tutto simili, cioè tosse, raffreddore, difficoltà respiratoria, mal di testa, dolori muscolari e articolari, febbre.

Per questo motivo, quando non è possibile identificare con precisione il virus responsabile, si preferisce parlare di sindrome influenzale. La terapia della sindrome influenzale è prevalentemente destinata a controllare la sintomatologia piuttosto che a combattere direttamente i virus coinvolti. Per due ragioni: da un lato perché, con i test attualmente disponibili, non è possibile effettuare una diagnosi eziologica precisa in tempi utili quando l'epidemia è già in atto; dall'altro perché i farmaci antivirali esistenti sono attivi sui virus dell'influenza, ma non su tutti gli altri.

Nonostante tenda a risolversi spontaneamente, la sindrome influenzale ha un notevole impatto sanitario, sociale ed economico, soprattutto per la sua diffusione (nel 2002/2003 in Italia si sono registrati circa 5.400.000 casi).

Lo scopo di questa linea guida è fornire a medici e operatori sanitari indicazioni basate sulle prove scientifiche più recenti e sulla valutazione di esperti del settore, che consentano loro di optare di volta in volta per gli interventi più efficaci e sicuri.

In sintesi le raccomandazioni fornite dalla linea guida sono le seguenti:

  • Non è raccomandato l'uso di routine del test rapido per identificare il virus responsabile dei sintomi, perché non consente una diagnosi certa. Anche i nuovi test molecolari non sono applicabili nella pratica medica quotidiana e vengono eseguiti in laboratori specializzati solo quando sia necessario escludere infezioni virali più gravi, come la SARS.
  • In generale, è sconsigliato l'uso dei farmaci antivirali perché, anche se riducono di circa un giorno la durata dei sintomi, sono efficaci solo sui virus dell'influenza e non sugli altri possibili responsabili della sindrome. Inoltre non sono privi di effetti indesiderati.
  • E' sconsigliato anche l'impiego di antibiotici in caso di semplice raffreddore, mal di gola (a meno che non ne sia dimostrata l'origine batterica) e di sindrome influenzale non complicata, perché in questi casi non sono efficaci. Possono essere invece indicati in caso di bronchite con febbre, tosse e catarro che persistano da almeno sette giorni.
  • Per il controllo dei sintomi influenzali (soprattutto febbre e dolori) sono indicati gli antipiretici e gli antinfiammatori non steroidei, con alcune preferenze tra i vari prodotti disponibili in casi particolari: il paracetamolo e l'ibuprofene nei bambini (ai quali non va invece somministrato l'acido acetilsalicilico prima dei 12 anni); il paracetamolo in gravidanza.
  • Anche se mancano studi di popolazione che stabiliscono in quali casi è opportuno ricoverare un paziente con sindrome influenzale, vi sono alcuni fattori che permettono di prevedere il rischio di complicanze e che, quindi, suggeriscono l'opportunità di un'attenta osservazione medica ed eventualmente di un ricovero:
  • negli adulti sono considerati fattori di rischio la concomitanza di malattie croniche, l'età superiore a 65 anni, la gravidanza, i deficit immunologici, le condizioni socioeconomiche precarie, l'aumento considerevole della frequenza respiratoria e di quella cardiaca, la diminuzione della pressione al di sotto di 90/60 mmHg, la presenza di sintomi neurologici;
  • nei bambini sono considerati fattori di rischio la concomitanza di malattie croniche, i deficit immunologici, la presenza di bronchiolite, la presenza di convulsioni febbrili o di altri sintomi neurologici, l'aumento considerevole della frequenza respiratoria, la disidratazione, la difficoltà respiratoria.
  • La vaccinazione antinfluenzale è efficace nei confronti di virus simili a quelli utilizzati nella sua preparazione, ma non può avere effetto quando a causare la sindrome influenzale sono virus diversi. Rimane tuttavia importante per la prevenzione dell'influenza nella popolazione anziana, che normalmente è quella più esposta alle sue complicanze più gravi.

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