Antibioticoprofilassi perioperatoria nell'adulto
Il verificarsi di infezioni nei tessuti interessati da un intervento chirurgico è tuttora abbastanza comune. Anche in paesi avanzati come l'Italia. Studi condotti negli ultimi dieci anni in reparti di chirurgia generale di varie regioni hanno riscontrato da 5 a 14 casi di infezioni perioperatorie ogni 100 interventi. D'altro canto, le strategie adottate per prevenire e controllare queste complicazioni sono spesso diverse da ospedale a ospedale.
Per ovviare a questa disparità nei trattamenti un gruppo multidisciplinare di esperti, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Centro per la Valutazione dell'Efficacia dell'Assistenza Sanitaria (CeVEAS) di Modena, ha prodotto la linea guida dedicata alla profilassi antibiotica in chirurgia. Questo documento è nato dall'aggiornamento e dall'adattamento alla realtà italiana di uno analogo pubblicato nel 2000 dalla principale agenzia per la produzione di linee guida scozzese (lo Scottish Intercollegiate Guidelines Network) e inoltre riporta le raccomandazioni del più importante organismo di controllo e prenvenzione delle infezioni degli Stati uniti (i Centers for Disease Control and Prevention).
La linea guida del PNLG affronta una serie di quesiti:
- quali sono le condizioni che facilitano l'insorgenza di infezioni a seguito di un intervento?
- in quali casi è necessaria la profilassi, cioè la somministrazione di antibiotici in concomitanza di un intervento?
- quali sono i criteri da adottare per scegliere il tipo di antibiotico, le dosi e i tempi di somministrazione più corretti?
La definizione dei casi in cui la profilassi antibiotica è davvero appropriata e delle modalità di somministrazione che sono davvero efficaci è il primo passo per mettere a punto la giusta strategia di prevenzione delle infezioni perioperatorie.
Rischi gravi, infatti, derivano sia dalla mancata applicazione della profilassi quando è opportuna (i pazienti sono più esposti alle complicanze infettive) sia dalla somministrazione di antibiotici quando non è necessario oppure senza schemi terapeutici precisi (si sprecano risorse e denaro e si favorisce lo sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici).
La linea guida riporta in primo luogo i principi generali di prevenzione che riguardano la preparazione del paziente da operare e del personale medico e infermieristico presente in sala operatoria, nonché la disinfezione delle sale chirurgiche e la sterilizzazione degli strumenti.
La parte principale del documento è dedicata alle indicazioni alla profilassi antibiotica, cioè definisce, caso per caso, in quali interventi la profilassi antibiotica è raccomandata e in quali no, e indica, per ognuno, se la raccomandazione è assoluta oppure da valutare di volta in volta a seconda di particolari circostanze. Per poter fare questa distinzione gli autori della linea guida hanno vagliato tutti gli studi sull'efficacia della profilassi antibiotica in chirurgia che sono stati pubblicati negli ultimi quindici anni.
Per fare un esempio, in base alle prove di efficacia emerse dagli studi la somministrazione di antibiotici è sempre raccomandata in caso di chirurgia cardiaca e toracica, in neurochirurgia, in quasi tutti gli interventi sugli organi addominali (soprattutto quelli sul colon e l'intestino retto), e anche in ortopedia, specialmente in caso di riparazione di fratture, di interventi sulla colonna vertebrale o di inserimento di protesi nelle articolazioni dell'anca e del ginocchio. Non è raccomandata, invece, in altri casi, come la tonsillectomia, gli interventi sull'orecchio o sul naso, la chirurgia ortopedica, salvo nei casi citati sopra.
Nella parte conclusiva la linea guida fornisce anche una serie di suggerimenti pratici affinché in ogni ospedale le procedure raccomandate vengano realizzate correttamente e vi sia un controllo costante sulla loro efficacia.
