In ricordo di Alessandro Liberati

Era difficile dire di no ad Alessandro Liberati, se ti chiamava per un convegno o una lezione, piuttosto che per una nuova iniziativa da mettere in cantiere. La sua era un’attitudine condivisa dalle persone autorevoli, da chi a sua volta non si tira indietro di fronte a una richiesta e non gira la testa dall’altra parte, dai fratelli maggiori. E Alessandro era un po’ tutte queste cose. Una forte competenza professionale approfondita in oltre 30 anni di attività - un raro mix di preparazione teorica ed esperienza di applicazione alla ricerca clinica e alla sanità pubblica - una capacità di lavoro sterminata, una visione lunga, e l’attitudine a entrare in relazione con la persona che gli stava d’avanti.

Alessandro era una di quelle persone capaci di rendere questo mondo migliore e lo ha dimostrato nelle cose di cui si è occupato. Credeva in quello che faceva e riusciva trasmettere la convinzione che ne valesse la pena sempre, indipendentemente dalla probabilità di successo. Chi lo ha conosciuto sa di come riuscisse a essere un punto di riferimento in ambiti diversi. Se possibile, con un impegno ancora maggiore dopo la diagnosi del mieloma e dopo il primo trapianto effettuato quasi dieci anni fa, fino a quando ci ha lasciati, il primo gennaio di questo nuovo anno. Era normale ricevere email scritte in piena notte, da casa come da un albergo di una qualunque città. Nello stesso tempo, Alessandro aveva una bellissima famiglia e la voglia di vivere, di scherzare e di stare in compagnia, tipiche di chi ha un grande amore per le persone e per l’esistenza.

La sua attività ha spaziato, solo per citarne alcune, dalle tossicodipendenze ai trial oncologici, dalle revisioni sistematiche alle linee guida e alla ricerca indipendente, dall’attività didattica al coinvolgimento nelle strutture operative del SSN. Dopo una lunga esperienza come ricercatore al Mario Negri, Alessandro era poi passato all’Università, come professore associato di Statistica medica a Modena ed è stato uno degli ideatori e coordinatori del programma di ricerca e innovazione dell’Agenzia sanitaria dell’Assessorato alla sanità della Regione Emilia Romagna. Era stato parte della Commissione ricerca del Ministero della salute e della Commissione ricerca e sviluppo dell’AIFA, era uno dei fondatori della Cochrane collaboration e dirigeva il Centro Cochrane italiano, ed era stato, ed era, parte di comitati scientifici in diverse parti del mondo.

Fra queste attività vale la pena ricordarne due nelle quali era stato più coinvolto negli anni: la ricerca all’interno del SSN e la diffusione di una pratica medica basata sull’evidenza scientifica. Nella prima, l’enfasi era posta sui bisogni di conoscenza e sull’importanza di produrre evidenze solide in grado di sostenere le decisioni cliniche. L’appello era rivolto in primo luogo al mondo della ricerca, per concentrarsi sulle questioni rilevanti, in modo da fornire opzioni aggiuntive nell’interesse dei pazienti. E insieme un richiamo continuo affinché la ricerca sia considerata parte integrante della missione di un Servizio sanitario, innanzitutto laddove la mancanza di un interesse commerciale rende non remunerativi gli investimenti privati.
Nella seconda attività, relativa alle revisioni sistematiche e alle linee guida, l’intento è stato quello di far comprendere che la medicina basata sull’evidenza non è una ricetta preconfezionata. Se si vuole promuovere una pratica medica maggiormente basata su solide evidenze scientifiche, serve anche un convinto coinvolgimento dei clinici e dei pazienti nelle decisioni, oltre alla capacità di gestire senza dogmatismi l’incertezza in presenza di aree grigie della conoscenza.

Grazie al suo carattere aperto, Alessandro riusciva a esprimere critiche anche aspre, mantenendo un aplomb inglese. In un paese nel quale ci sono spesso grandi contrasti personali, ma vuoti di sostanza, riusciva a dimostrare come sia possibile evitare la trappola amico-nemico. Al contrario, che si può dissentire anche in modo radicale nel pieno rispetto delle persone.
Alessandro non era (ancora) diventato professore ordinario e non aveva mai diretto una istituzione pubblica nazionale nel settore sanitario. Anche la persona più distaccata comprende che si tratta di due, enormi, eventi sentinella del malfunzionamento delle nostre istituzioni. Tuttavia, questa mancanza di un pieno riconoscimento istituzionale non lo riguardava. Non era una persona abituata a recriminare; soprattutto, le tante cose che non funzionano non sono mai diventate una scusa per una qualunque forma di disimpegno. Anzi. Alessandro ha sempre fatto, ostinatamente, come se niente fosse, e lo testimoniano le innumerevoli iniziative realizzate e quelle che stava ancora progettando. E in questa sua attività ha imparato e insegnato, ha stimolato, aiutato, incoraggiato. Sono tantissime le persone che ha incontrato e che oggi lo ricordano, ciascuna magari da una prospettiva e per una parola chiave un po’ diversa.

Ci mancherà Alessandro. Ma sappiamo anche che il modo migliore di onorarne la memoria è semplicemente di continuare come su lui fosse ancora lì, con il suo sorriso, ad aiutarci a tirare fuori il meglio di quello che possiamo dare.

Giuseppe Traversa e Alfonso Mele
9 gennaio 2012

Data di creazione: 
10.01.2012