Percorsi diagnostici ottimali nella gestione degli scenari clinici più frequenti nella pratica
Problemi Pratici ricorrenti nell'approccio diagnostico "di Base" alle Tireopatie
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Le raccomandazioni nell'adozione di procedure diagnostiche ottimali in area
clinica deve prevedere approcci diversi basati sulle situazioni cliniche reali
piuttosto che sulle singole patologie.
L'importanza di strategie di indagine specifiche per differenti obiettivi diagnostici
deriva dalla ovvia constatazione che metodiche utilissime per rispondere a un
quesito specifico possono essere assolutamente inutili per soddisfare altre
esigenze diagnostiche; per esempio: il reperto di un TSH normale è solitamente
garanzia di eutiroidismo, ma questo non esaurisce la diagnostica di base nella
patologia iperplastica perché non fornisce le informazioni indispensabili
riguardo la situazione morfo- volumetrica ed il rischio neoplastico del gozzo.
Deve essere evidenziato inoltre che, nelle fasi diagnostiche di inquadramento
si possono rendere necessari accertamenti più estesi o diversi rispetto
a quelli da utilizzare nel monitoraggio successivo delle differenti patologie
già riconosciute. Queste diversità tra prima diagnosi e follow-up
devono essere tenute ben presenti nella impostazione dell'approccio alle varie
situazioni cliniche.
L'accertamento della funzione tiroidea nell'individuo asintomatico
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Scenario clinico Accertamento di base sulla funzione tiroidea (individui asintomatici - screening) Esame da richiedere: s-TSH Note: è pratica utile raccomandare al laboratorio lo stoccaggio di una quantità di siero per una eventuale determinazione di altri esami qualora necessario, senza dovere ripetere il prelievo |
Non sempre l'accertamento della funzione tiroidea nella pratica corrente risponde
ad esigenze derivanti da disturbi evidenziati o riscontri clinici specifici.
In un numero sempre crescente di situazioni, vengono suggeriti esami tiroidei
in individui asintomatici, come a seguito del rilievo di ipercolesterolemia, o ipertensione arteriosa, oppure in discutibili protocolli locali per la
valutazione della idoneità agli esami contrastografici.
La valutazione della adeguatezza delle prove di efficacia a favore dello screening
nella popolazione generale per i disturbi di funzionalità tiroidea pur
sostenuto da illustri organismi scentifici, non fa parte delle finalità
di questo documento.
Il dosaggio del solo ormone tireotropo, con metodiche ad elevata sensibilità
(s-TSH), rappresenta l'esame di prima scelta per potere individuare sia un ipotiroidismo
che una tireotossicosi, anche in quadri di modesta gravità definiti "subclinici":
in entrambe le condizioni si rivela dotato di maggiore sensibilità rispetto
alla determinazione delle frazioni libere degli ormoni tiroidei.
L'impiego di metodiche di terza generazione o delle tecniche di rilevazione basate sulla chemiluminescenza, dotate di buona riproducibilità, è associato ad una migliore sensibilità per i bassi valori e consente la migliore identificazione tra le condizioni con TSH soppresso e quella nelle quali il TSH è semplicemente ridotto. Sul piano pratico il ricorso alle metodiche di seconda generazione, comunemente impiegate nei laboratori di analisi, è da ritenersi comunque adeguato per le esigenze della diagnostica corrente, dove i valori bassi necessitano comunque di una conferma e rimandano in ogni caso al dosaggio delle frazioni libere degli ormoni tiroidei ed eventualmente alla esecuzione di ulteriori esami di accertamento.
Gli unici falsi negativi o falsi positivi si riscontrano nei pazienti affetti da disfunzione ipofisaria o da malattie non tiroidee intercorrenti di un certo impegno, soprattutto negli anziani.
Il riscontro di un TSH soppresso o ridotto, oppure superiore alle 10 mU\L, dovrebbe essere seguito da una verifica dei livelli degli ormoni tiroidei per stabilire la gravità della disfunzione tiroidea o documentare problematiche legate a patologia ipofisaria o malattie non tiroidee.
La conferma degli indici di ipotiroidismo o tireotossicosi dovrebbe innescare le relative procedure di accertamento etiologico.
Iperplasia tiroidea - Gozzo - Nodulo tiroideo
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Scenario clinico Iperplasia tiroidea - gozzo (riscontro visivo di gonfiore o senso soggettivo di ingombro al collo) Esami da richiedere: - subito: s-TSH ecografia - se l'eco mostra noduli > 1 cm o con morfologia sospetta es. citologico Note: Anticorpi anti-Tg o anti-TPO da eseguire in pazienti con gozzo a superficie irregolare o TSH elevato |
L'approccio pratico al problema dell'iperplasia tiroidea semplice - espressa
clinicamente da una tiroide visibile e\o palpabile - prevede un accertamento
della funzione tiroidea di base col dosaggio del s-TSH e della morfologia con
una ecografia tiroidea. L'eco è finalizzata a misurare le dimensioni
dei lobi e di eventuali formazioni nodulari oltrechè a verificare (escludere)
la eventuale presenza di noduli non palpabili indovati nel parenchima tiroideo
iperplastico.
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Scenario clinico nodulo tiroideo Esami da richiedere: - in tutti i casi TSH - ecografia - nei noduli tiroidei palpabili e di dimensioni > 10 mm esame citologico su agoaspirato - se il TSH è soppresso scintigrafia - nei pazienti con età > 50 aa. calcitonina In caso di sospetto clinico l'esame citologico su agoaspirazione dovrebbe essere eseguito il più rapidamente possibile |
Solo nel caso vi sia il sospetto di problematiche autoimmuni (gozzo a superficie
irregolare e\o segni clinici di patologia autoimmune) o in presenza di TSH elevato,
è utile la determinazione degli anticorpi anti Tireoperossidasi (- TPO)
o anti tireoglobulina (-Tg) per confortare il sospetto di una etiopatogenesi
autoimmune.
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Scenario clinico Monitoraggio della iperplasia tiroidea (gozzo) semplice o nodulare - Esami da richiedere: TSH , ecografia a cadenza circa annuale-biennale (aggiungere fT3 o fT4 se il paziente è in trattamento soppressivo) Note: solo la comparsa di nuove lesioni nodulari dovrà essere rivalutata con l'esame citologico; il dosaggio della calcitonina deve essere aggiunto nel caso della comparsa di nuovi noduli in pazienti con età > 50 aa. o a rischio per carcinoma midollare della tiroide |
Il nodulo tiroideo rappresenta uno scenario clinico frequentissimo che pone
tre quesiti diagnostici:
a) l'accertamento della funzionalità
b) l'esclusione della natura neoplastica
c) la valutazione volumetrica legata all'accertamento delle potenzialità
evolutive compressive
Già l'esame clinico-anamnestico rende possibile l' identificazione di
situazioni di maggiore o minore sospetto per la presenza di un tumore in base
a:
- anamnesi positiva per radioterapia in sede cervicale
- presenza di neoplasia tiroidea accertata in famiglia
- durezza della lesione
- presenza di linfoadenopatie satelliti
- presenza di sintomi compressivi
- recente incremento volumetrico.
Il dosaggio del TSH è diretto alla valutazione della funzionalità
ghiandolare mentre l'ecografia sarà utile per la valutazione morfovolumetrica
e per riconoscere potenziali evoluzioni compressive.
| La ripetizione routinaria dell'esame citologico su lesioni non sospette non è indicata. In caso di sospetto clinico per neoplasia, l'agoaspirazione per esame citologico deve essere richiesta in qualsiasi momento della storia del nodulo tiroideo. |
Nel campione prelevato
verrà dosata anche la calcitonina nel caso di pazienti con età
superiore a 50 anni ed in quelli a rischio per carcinoma midollare.20
La scintigrafia, in passato ritenuta elemento diagnostico importante per il
sospetto di malignità delle formazioni nodulari, è stata soppiantata
in questo ruolo dalla citologia su agoaspirato ed è da riservare alle
sole situazioni dove il nodulo sia riscontrato assieme ad un TSH basso per valutare
se la sede di autonomia funzionale è il nodulo oppure il resto della
ghiandola.
L'esame citologico è indispensabile nello studio di tutte le lesioni
nodulari superiori al cm di diametro: la presenza di elementi clinici di sospetto
è indicazione alla esecuzione immediata del prelievo per l' esame citologico.
Monitoraggio del gozzo non tossico (eutiroideo)
Una volta esclusa l'indicazione chirurgica per un gozzo e dimostratone lo stato di eutiroidismo, l'approccio terapeutico al problema dell'iperplasia tiroidea diffusa o nodulare è tuttora controverso. Esistono numerosi clinici che scelgono di iniziare una terapia, mentre altrettanto numerosi sono coloro che scelgono di monitorare semplicemente l'evoluzione dei diversi parametri considerati.
La l-tiroxina ha come meccanismo d'azione la "messa a riposo" della tiroide, che viene ottenuta mediante la riduzione dei livelli di TSH, unica sostanza tireostimolante controllabile con la terapia.
La terapia con tiroxina, in questi casi dovrebbe mirare al conseguimento di
bassi valori di TSH (a differenza dal semplice compenso cui si tende nell'ipotiroidismo)
pur senza elevare i livelli di ormoni liberi a livelli "tossici".
Nei pazienti trattati occorrerà quindi monitorare sia il TSH che fT3
o fT4.
| La ripetizione routinaria di scintigrafie tiroidee, di dosaggi per tireoglobulina, calcitonina o ricerca degli anticorpi antitiroidei non è indicata nel normale monitoraggio delle tireopatie. |
La morfologia tiroidea viene seguita con l'esame ecografico.
Dopo una prima verifica a 6-8 mesi, l'ecografia potrà essere eseguita,
in caso di stazionarietà, a cadenza annuale-biennale o anche anticipatamente,
in caso di sospetto clinico di accrescimento di una o più lesioni.
L'indagine citologica, essenziale nell'accertamento iniziale delle lesioni nodulari
tiroidee, dovrebbe essere ripetuta solo in caso di riscontro di nuove lesioni
o di sospetto clinico di neoplasia su lesioni già documentate.
La ripetizione del dosaggio della calcitonina, deve essere riservata ai casi di comparsa di nuove lesioni in pazienti di età superiore ai 50 anni, e non dovrebbe essere praticata di routine a tutti i controlli.
La determinazione della tireoglobulina sierica o la ricerca degli anticorpi antitiroidei non hanno alcun ruolo nella strategia di base per il follow-up delle tireopatie iperplastiche.
La scintigrafia tiroidea non dovrebbe di norma essere eseguita durante la terapia con l-tiroxina, la cui funzione è proprio quella di impedire il funzionamento della tiroide e quindi di inibire la captazione del radiofarmaco. Questa indagine viene riservata alle sole condizioni cliniche di tireopatia nodulare che facciano presupporre un viraggio verso l'autonomia funzionale ( TSH soppresso in assenza di terapia con l-tiroxina, o con basse dosi).
Sospetto ipotiroidismo
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Scenario clinico Sospetto ipotiroidismo Esame da richiedere: TSH Note: Dosare anche fT4 in caso di discrepanza diagnostica o se TSH è risultato elevato per valutazione del livello di produzione ormonale. |
L'ipotiroidismo è una condizione molto diffusa, soprattutto nelle sue
forme più lievi (definite anche "subcliniche"). La aspecificità
dei sintomi dell'ipotiroidismo, fa si che il Medico di Famiglia riconosca un
TSH elevato più spesso durante richieste di esami di routine o nel corso
degli accertamenti eseguiti per altri motivi.
Nell'accertamento iniziale di uno stato di ipotiroidismo è sufficiente
il dosaggio del solo TSH. Soltanto in caso di incertezze diagnostiche (es. rilievo
di TSH basso - normale con sospetto clinico di ipotiroidismo) si rende utile
la simultanea determinazione del T4free.
La ricerca degli anticorpi anti- Tireoperossidasi (TPO) od anti-Tireoglobulina
(Tg) non fornisce indicazioni diagnostiche per l'andamento della funzione tiroidea
ma ha solo un rilievo etiologico riguardo una possibile patogenesi autoimmune
della malattia.
La terapia dell'ipotiroidismo: criteri generali di monitoraggio
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Scenario clinico Monitoraggio dell'Ipotiroidismo primario in terapia sostitutiva Da richiedere: TSH Obiettivo: mantenere il TSH a valori normali Note : Il raggiungimento di livelli troppo bassi di TSH espone ad effetti collaterali. |
La terapia dell'ipotiroidismo si basa normalmente sulla somministrazione orale
della l-tiroxina sodica sintetica. La somministrazione di tri-iodotironina da
sola o in associazione è da riservarsi a poche particolari situazioni
cliniche di pertinenza specialistica.
La lunga emivita della l-tiroxina condiziona la necessità di attendere
almeno 1 mese per eseguire una verifica degli esami dopo l'inizio o la modifica
della dose terapeutica; possono essere necessari anche tempi più lunghi
per consentire alla terapia di raggiungere uno stato di equilibrio.
| Importante: i pazienti dovrebbero essere avvisati di NON interrompere la terapia in occasione del prelievo e di assumere la compressa di l-tiroxina della giornata, solo a prelievo eseguito, per possibili interferenze coi risultati (falsa ipertiroxinemia). |
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Scenario clinico Ipotiroidismo centrale in ter. sostitutiva Da richiedere: fT3 (o fT4) Obiettivo: mantenere fT3 (o fT4) a valori normali |
Nel follow-up della terapia dell'ipotiroidismo primario (cioè quello da
cause tiroidee) è sufficiente la determinazione del solo TSH. Esclusivamente
in caso di situazioni particolari si rende necessaria la determinazione della
T4 o T3 libera (fT4 o fT3), p.es. nei pazienti affetti da ipotiroidismo centrale,
oppure quando il TSH risulta soppresso nei pazienti affetti da ipotiroidismo
e gozzo per verificare un eventuale sovradosaggio della cura.
E' importante che il prelievo non venga eseguito subito dopo la assunzione della
dose terapeutica, che induce per oltre un ora livelli di ormoni tiroidei spesso
oltre il limite di norma.
Il riscontro di un TSH normale è sufficiente per potere ritenere adeguata la dose della terapia sostitutiva, indipendentemente dai livelli di ormoni liberi o totali che potrebbero portare a conclusioni erronee o decisioni terapeutiche rischiose. Frequentemente, nei pazienti in terapia sostitutiva con l-tiroxina, si trovano livelli leggermente ridotti di fT3, se rapportati agli intervalli della norma per gli individui sani: porsi come obiettivo la normalizzazione di questo parametro espone al rischio di sovradosaggio.
L'andamento dei livelli degli anticorpi antitiroidei: anti- Tg od anti- TPO non è dato diagnostico per la funzione tiroidea ma ha solo un rilievo etiopatogenetico, potenzialmente utile esclusivamente in fase di inquadramento riguardo un possibile coinvolgimento autoimmune. Il riscontro di variazioni dei livelli anticorpali in risposta alla terapia non fornisce indicazioni pratiche ai fini delle scelte terapeutiche che devono basarsi sull'andamento del TSH.
Il controllo del TSH nei pazienti ipotiroidei in trattamento cronico oramai stabilizzato dovrebbe essere ripetuto a cadenza semestrale - annuale. Controlli anticipati si rendono utili in caso di anomalie cliniche oppure in caso di eventi che possono modificare le dosi richieste della terapia (gravidanza, trattamenti concomitanti con altri farmaci, p.es. amiodarone o altri interferenti con l'assorbimento della tiroxina).
Sospetta tireotossicosi
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Scenario clinico Sospetta tireotossicosi Esame da richiedere: TSH Note : Stoccaggio del siero per fT3 fT4 da eseguire solo in caso di riscontro di TSH soppresso per valutazione del livello di produzione ormonale |
La corretta definizione di tireotossicosi esprime la esposizione del paziente
a livelli eccessivi di ormoni tiroidei. Il termine non equivale automaticamente
a quello di "ipertiroidismo" poiché nel novero degli stati
di tirotossicosi troviamo anche alcune condizioni dove non si ha iperfunzione
tiroidea come nella tiroidite ad esordio tireotossico, dove l'eccesso di ormoni
proviene da una lisi dei follicoli e non da un funzionamento eccessivo, oppure
negli stati di ingestione di ormoni tiroidei in eccesso (sovradosaggio terapeutico
o accidentale o tirotossicosi "factitia").
Il Medico di Famiglia può sospettare una tireotossicosi in presenza dei
classici segni (tachicardia, tremori, dimagrimento, eretismo etc.) ma bisogna
tener presente che negli anziani, l'espressione clinica tende ad essere particolarmente
insidiosa, rappresentata solo da aritmie saltuarie, oppure da astenia o adinamia.
Nella diagnostica standard di base della tireotossicosi il dato da richiedere è sempre il TSH. Nel caso questo risultasse soppresso, il dosaggio dovrebbe essere seguito dall'esame delle frazioni libere di T3 e T4 per distinguere le condizioni di franca tireotossicosi da quelle dette "subcliniche" che non sempre richiedono un provvedimento terapeutico immediato.
Saranno però necessarie anche indagini atte ad identificare la "causa" della tireotossicosi, solitamente di interesse specialistico. Queste dovrebbero essere sempre orientate dall'aspetto clinico del paziente: p.es la scintigrafia non è richiesta in ogni caso ma solo in caso di patologia nodulare associata o nel sospetto di una tireotossicosi secondaria a patologia flogistica o ad interferenze farmacologiche.
Anche nei pazienti affetti da tireotossicosi, la positività della ricerca degli autoanticorpi anti Tg ed anti TPO può rivelarne una patogenesi autoimmune. La positività della ricerca degli autoanticorpi anti recettore per il TSH (TSH rec. Ab o TBIA) è un dato molto più specifico in favore della etiopatogenesi autoimmune della tireotossicosi, ma la sensibilità delle metodiche disponibili per la routine laboratoristica non è soddisfacente. Nella pratica clinica l'esame non è ritenuto necessario per la diagnosi di malattia di Basedow Graves; è indicato invece nelle gravide a termine affette da m. di Graves ( anche pregresso), per la previsione della tireotossicosi del neonato da transfert degli anticorpi materni.
Monitoraggio della terapia dell'ipertiroidismo
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Scenario clinico Ipertiroidismo in trattamento recente (fino a 2 mesi) con anti-tiroidei Da richiedere: fT3 fT4 Obiettivo: riportare fT3 ed fT4 a valori normali Note: Il TSH nelle prime fasi (primi 2-3 mesi) della terapia è normalmente soppresso e non deve quindi essere richiesto |
La terapia medica della tireotossicosi può essere diversa a seconda
della patogenesi (m. di Basedow, gozzo multinodulare tossico, adenoma tossico,
tiroidite etc.) ed a seconda della condizione clinica del paziente.
Il prodotto più frequentemente utilizzato in Europa è il metimazolo
(in Italia Tapazole ®).
La somministrazione del metimazolo avviene in 1-3 dosi giornaliere, preferibilmente
dopo i pasti per migliorarne la tollerabilità gastrica. All'esordio della
malattia vengono utilizzate normalmente dosi maggiori che vengono poi ridotte
in base alla evoluzione clinica e degli esami.
Nel monitoraggio immediato della terapia medica dell'ipertiroidismo la richiesta
del TSH è inutile in quanto regolarmente soppresso per almeno 3-4 mesi,
anche in presenza di terapia efficace o addirittura eccessiva.
Normalmente è sufficiente dosare la sola tiroxina libera (fT4), che è
l'indice più sensibile della attività tiroidea, il dosaggio dell'
fT3 può essere un utile complemento di indagine in quanto, soprattutto
nelle fasi iniziali della terapia medica, può esservi una risposta più
precoce per la fT4 e più lenta per la fT3. Nei pazienti in trattamento
con propiltiouracile (ora non disponibile in Italia, ma vi si ricorre in caso
di intolleranza al metimazolo ed è l'unica terapia autorizzata in Italia
nelle pazienti gravide) è frequente il riscontro di una fT3 ridotta rispetto
al corrispondente valore di fT4 per un effetto di inibizione della trasformazione
da tiroxina a tri-iodotironina.
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Scenario clinico Ipertiroidismo in trattamento protratto (oltre i 3 mesi) Da richiedere: TSH, fT4 Obiettivo: mantenere TSH ed fT4 a valori normali Note : In caso di TSH elevato anche in presenza di fT4 normale si deve sospettare un sovradosaggio della terapia antitiroidea |
L'obiettivo delle prime fasi della terapia è di portare rapidamente i
livelli di ormoni tiroidei nei limiti di norma. Questo effetto di normalizzazione
almeno fino al terzo-quarto mese è improbabile per il TSH, la cui sintesi
a livello ipofisario risulta inibita per lunghi periodi, anche dopo il ripristino
di una funzione tiroidea accettabile. Il dosaggio del TSH nella fase immediatamente
successiva alla istituzione della terapia, può condurre alla erronea
interpretazione della persistenza di una situazione di tireotossicosi, e non
dovrebbe essere effettuato, per evitare decisioni terapeutiche errate.
Nei pazienti in trattamento con terapia antitiroidea da oltre 3 mesi la determinazione
del TSH, oltre al fT4 può essere in grado di svelare un sovradosaggio
della terapia antitiroidea; il riscontro di livelli elevati di TSH anche in
presenza di ormoni tiroidei normali è segnale di sovradosaggio della
terapia antitiroidea e ne richiede la riduzione.
Per il monitoraggio delle terapie protratte con antitiroidei, si rende necessario
un controllo ogni 3-6 mesi o anche più frequente in caso di anomalie
cliniche o di malattie ad evoluzione rapida.
| L'abitudine di eseguire regolari controlli della conta leucocitaria è inutile ai fini del riconoscimento della agranulocitosi da antitiroidei. Più consigliabile l'esecuzione immediata dell'esame in caso di sintomi quali iperpiressia, stomatite o segni cutanei di intolleranza. |
Il suggerimento della determinazione regolare di un emocromocitometria per identificare il raro effetto collaterale della agranulocitosi da antitiroidei ( si calcola 1\ 1000 trattati) non ha alcun rilievo pratico in quanto tale evenienza, si manifesta in tempi brevissimi e non ha alcuna utilità un esame eseguito a paziente asintomatico; l'indicazione degli esperti è di istruire il paziente a ricorrere al medico di famiglia in caso di iperpiressia, stomatite e\o sintomi sospetti per reazione allergica, che sospenderà la cura e richiederà in quei specifici casi l'esame della conta leucocitaria.
Comparsa di dolore nella regione tiroidea
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Scenario clinico Dolore in sede tiroidea Esami da richiedere: - di base TSH VES PCR antic. anti TPO - ecografia - es.citologico su agoaspirato in caso di espansione di noduli tiroidei |
Il dolore in sede tiroidea (spesso irradiato all'orecchio) può essere
dovuto a tireopatie flogistiche oppure alla espansione acuta di lesioni nodulari
dovuta a colliquazione o emorragia intralesionale.
La presentazione può essere acuta in individui precedentemente esenti
da patologie tiroidee note, oppure sovrapposta a tireopatie già identificate
o addirittura in trattamento.
La presenza di dolenzìa spiccata, spontanea o provocata, di febbre e
di altri segni di compromissione generale può orientare direttamente
verso il sospetto di una forma flogistica; la contemporanea comparsa di sintomi
di tireotossicosi può suggerire una dismissione di ormoni tiroidei da
lisi follicolare.
In ogni caso è necessario eseguire una ecografia per documentare lesioni nodulari colliquate ed il prelievo per TSH per identificare una eventuale tossicosi da lisi follicolare, e la determinazione di VES e PCR per la valutazione della componente flogistica.
In presenza di un quadro tipico la scintigrafia non è indispensabile ma risulta utile per una eventuale conferma diagnostica in casi dubbi, per esempio nelle forme con dolorabilità modesta o fugace.
L'agoaspirato si rende indispensabile per nell'eventualità della concomitante presenza di lesioni nodulari in espansione, anche a scopo evacuativo.
