La tempestività della diagnosi
Il tema della diagnosi oncologica è oggi particolarmente rilevante anche alla luce della crescente diffusione di programmi di screening, con le inevitabili conseguenze in termini di incremento del numero di casi "sospetti" che queste iniziative generano. Per ogni nuovo caso "sospetto" vi è la necessità di minimizzare i tempi di raggiungimento di una diagnosi definitiva, sia per ridurre l'ansia del paziente e dei suoi familiari, sia per accelerare i tempi di accesso a un trattamento efficace.
Una diagnosi tempestiva rappresenta oggi, per molte patologie neoplastiche, la premessa indispensabile per il raggiungimento di buoni risultati terapeutici, con un impatto positivo non soltanto in termini di prolungamento della sopravvivenza, ma spesso anche in termini di migliore qualità della vita. Si pensi soltanto a quali possano essere le implicazioni di una diagnosi di tumore realizzata a malattia non ancora in fase avanzata, rispetto alla possibilità di offrire al paziente modalità di intervento chirurgico meno demolitive e invasive.
Quello della tempestività diagnostica rappresenta quindi un capitolo importante nell'ambito dell'assistenza oncologica, che deve essere affrontato dai servizi da due punti di vista diversi:
- quello del singolo paziente che si presenta come "caso sospetto", per il quale l'obiettivo è una diagnosi in tempi rapidi, ottenuta grazie a un attento esame clinico da parte di operatori preparati alla identificazione della sintomatologia che qualifica il paziente come portatore di una possibile neoplasia;
- quello della popolazione nel suo insieme, per la quale l'obiettivo è una diagnosi precoce, a malattia non ancora manifesta clinicamente, attraverso l'offerta di partecipazione a programmi di screening.
Se da una parte è bene tenere separate queste due dimensioni per le loro diverse implicazioni e obiettivi, è però anche importante evidenziarne le connessioni.
Razionalizzare i tempi e i percorsi diagnostici per i singoli pazienti con sospetta neoplasia significa in pratica creare le premesse organizzative interne ai singoli servizi e di collaborazione dei servizi tra loro, che rendono possibile un programma di screening di popolazione.
Viceversa, l'avvio di un programma di screening non può non prevedere una attenzione specifica al miglioramento e alla razionalizzazione, per tempi e modalità, del percorso assistenziale dei soggetti che vi partecipano.
